Il nuovo ruolo dell’ecografia toracica

Fino a pochi anni fa i manuali di medicina più importanti indicavano il polmone come assolutamente non adatto all’esplorazione con l’ecografia. Il polmone è pieno di aria, e questo provocava artefatti; l’ultrasuono non riusciva a penetrare e quindi l’ecografia non veniva utilizzata, anche se i veterinari la usavano già da 10 anni sui cavalli. Grazie all’intuizione di studiosi italiani, negli ultimi anni l’ecografia toracica ha preso un ruolo estremamente importante, poi confermato anche dalla pandemia Covid, dove è stata fondamentale anche per diagnosi di urgenza.

È vero che il polmone è pieno di aria e che si creano problematiche (noi medici le chiamiamo artefatti) di vario tipo, che non ci consentono di fare una esplorazione diretta del polmone, ma grazie all’utilizzo di questi stessi artefatti - che noi possiamo dividere in maniera grossolana in artefatti buoni e cattivi - riusciamo ad utilizzare quelli “buoni” per la diagnosi. Non è quindi una diagnosi diretta, ma è indiretta e sfrutta le problematiche stesse che ritenevamo fossero insormontabili per lo studio del polmone.

A questo punto ci rendiamo conto che il polmone diventa per noi ecografisti un argomento molto importante. Possiamo studiare bene la sindrome interstiziale, cioè lo scompenso cardiaco precoce nell’anziano. Possiamo studiare le pleuriti, o le alterazioni infettivi, tipo piccole polmoniti, polmoniti più esterne, confinate alla regione pleurica. In questo modo l’ecografia del torace diventa fondamentale in numerosi setting. Non solo il setting ospedaliero, dove diventa un ausilio senza il quale il medico del pronto soccorso non può effettuare banalissime diagnosi, ma anche in altri setting. Ad esempio lo studio del polmone nei bambini, che non devono prendere radiazioni. Lo studio del torace dei bambini mediante ecografia è sicuro e altamente performante.